La rivoluzione fiorentina



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La rivoluzione fiorentina

Il Rinascimento fiorentino

A Firenze, in un breve e intenso arco di anni, un architetto (Filippo Brunelleschi), uno scultore (Donatello), un pittore (Masaccio) attuarono una rivoluzionaria trasformazione della concezione e delle funzioni dell'attività artistica: nelle loro mani l'arte, non più attività mechanica, ma liberalis, cioè intellettuale, diventò strumento di conoscenza e indagine della realtà, cioè scienza basata su fondamenti teorici razionali, rintracciabili per la prima volta nell'invenzione brunelleschiana della prospettiva. Le possibilità fornite dal mezzo prospettico di misurare, conoscere e ricreare uno spazio a misura umana sono espresse nella nitida scansione geometrica delle architetture di Brunelleschi, nel proporzionato ambito spaziale che accoglie le figure "eroiche" dei rilievi di Donatello e dei dipinti di Masaccio. Questo antropocentrismo, per cui l'uomo è "misura di tutte le cose", rientrava nel grande programma di renovatio dell'antichità classica che gli artisti del Quattrocento si proposero di attuare.
"Antico" tuttavia non fu inteso, in questa prima fase, come un modello da imitare, bensì come coscienza storica del passato, fonte di ispirazione per elaborazioni autonome: in questa linea Donatello risuscitò il nudo classico (David bronzeo del Bargello), ricreò il ritratto romano, realistico ed eroico, ripropose il tema del monumento equestre (Gattamelata a Padova), e su questa linea si mosse tutta la scultura fiorentina del Quattrocento fino a Michelangelo. La libertà, l'autonomia, il vivace sperimentalismo con cui vennero interpretati i termini fondamentali della cultura rinascimentale danno ragione della molteplicità di espressioni dell'arte fiorentina, che a rigorose esperienze prospettiche (Andrea del Castagno, Piero della Francesca) affiancò tendenze più moderate (Lorenzo Ghiberti, i Della Robbia, Michelozzo, Beato Angelico), o anche varianti eterodosse (Paolo Uccello ). Tutte le meditazioni e le conquiste attuate dai creatori dell'arte fiorentina trovarono una codificazione nell'opera teorica di Leon Battista Alberti, letterato e umanista, architetto e trattatista, tra i maggiori responsabili della prestigiosa diffusione dei modi dell'arte fiorentina in tutta Italia.
La corte signorile divenne il luogo privilegiato per lo sviluppo del rinascimento italiano anche nelle città minori. Rimini diventò un centro di cultura, dove operarono l'Alberti (tempio Malatestiano), Piero della Francesca e scultori, decoratori, medaglisti; a poca distanza, Federico II da Montefeltro fece di Urbino la sede di una corte raffinatissima, col concorso di architetti come Luciano Laurana e Francesco di Giorgio Martini, di pittori italiani (Piero della Francesca, Paolo Uccello) e stranieri (il fiammingo Giusto di Gand , lo spagnolo Pedro Berruguete), di maestranze di scultori e decoratori, dando vita al clima culturale in cui maturarono le fondamentali esperienze del Bramante e Raffaello . Gli spostamenti di Donatello a Padova e dell'Alberti a Mantova avviarono le esperienze dell'umanesimo settentrionale, dalla pittura di Andrea Mantegna, attivo a Padova e poi a Mantova, a quella lombarda (Vincenzo Foppa), e fornirono stimoli alle più originali e autonome esperienze maturate a Ferrara e Venezia. A Ferrara, che accolse, sotto la signoria degli Este, l'esperienza urbanistica più vitale del Quattrocento, cioè l'"addizione erculea" progettata da Biagio Rossetti, la contemporanea presenza di Piero della Francesca e del fiammingo Rogier van der Weyden stimolò la formazione di una corrente pittorica di straordinaria raffinatezza formale, i cui maggiori rappresentanti furono Cosmè Tura, Francesco del Cossa, Ercole de' Roberti, e che esercitò un duraturo influsso sulla cultura pittorica in Emilia. La Repubblica di Venezia, tesa ad ampliare i suoi domini nell'entroterra e venuta quindi a contatto con Padova e Verona, accolse artisti da Firenze (Paolo Uccello, Andrea del Castagno) e diede vita a una fiorente scuola pittorica, il cui indiscusso capofila fu Giovanni Bellini; e a Venezia giunse a maturazione l'esperienza di Antonello da Messina, formatosi nella Napoli degli Aragonesi, aperta ad apporti spagnoli e franco-fiamminghi (Colantonio). Nella seconda metà del Quattrocento Firenze era ancora la capitale indiscussa della cultura italiana e il mecenatismo dei Medici toccò il suo punto più alto alla corte del grande Lorenzo. Ma già prima della sua morte l'asse delle esperienze artistiche più vitali cominciò a spostarsi in altri centri.

http://www.ilmantegna.it/firenze_im_24950.htm
Firenze






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La rivoluzione fiorentina:A Firenze, in un breve e intenso arco di anni, un architetto (Filippo Brunelleschi), uno scultore (Donatello), un pittore (Masaccio) attuarono una rivoluzionaria trasformazione della concezione e delle funzioni dell'attività artistica.

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