Mantegna e gli artisti di corte



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Mantegna e gli artisti di corte

Artisti nel Rinascimento italiano

Nel corso del Quattrocento la figura dell’artista assunse sempre più quella dell’intellettuale. Ma, mentre gli altri intellettuali del tempo potevano trovare nelle università il luogo per esercitare la loro ricerca di conoscenza, lo stesso non avveniva per gli artisti. In questo periodo si sviluppò un rapporto nuovo tra artisti e committenti: quello del “mecenatismo”. Un rapporto che veniva, in questo secolo, mediato dalle “corti”, ossia da quel insieme di personalità che affiancavano il “principe rinascimentale” nel governo della cosa pubblica.
L’Italia, in quegli anni, era divisa in tanti piccoli stati, più o meno autonomi, nelle quali il governo e la cultura ruotavano intorno ad una famiglia o, comunque, intorno ad un gruppo oligarchico. Avveniva a Firenze con i Medici, a Urbino con i Montefeltro, a Mantova con i Gonzaga, a Ferrara con gli Este, a Milano con i Visconti e poi con gli Sforza, e così via. Anche Roma, dopo il ritorno del papa dal periodo avignonese conclusosi nel 1377, prese sempre più l’aspetto di una corte principesca, ed anche il papa ebbe spesso un rapporto diretto di mecenatismo con gli artisti. Nel sud, invece, fu la conquista del regno delle due Sicilie da parte di Alfonso d’Aragona, nel 1442, ad inaugurare una nuova stagione artistica soprattutto a Napoli.
La nuova situazione determinò un’evoluzione precisa della figura dell’artista. Non più l’artigiano che viveva soprattutto nella sua bottega o nei cantieri, ma ora l’artista diviene anch’egli un personaggio di corte, a contatto con letterati, matematici, condottieri, politici e così via. Questa evoluzione, da un lato diede nuovi impulsi e significati all’opera dell’artista, dall’altro accelerò la sua ascesa sociale: ora l’artista diviene un personaggio ricercato e acclamato. Da questo momento inizia inoltre quell’individualismo che, da ora in poi, caratterizzerà la storia dell’arte: l’artista non è più un personaggio anonimo, ma affermerà sempre più la sua individuale personalità, anche attraverso una ricerca stilistica autonoma.
La nuova situazione che si crea in Italia, nella seconda metà del Quattrocento, è molto dinamica. Gli artisti viaggiano per la penisola ed anche oltre, facendo da veicolo della nuova concezione artistica che andava maturando. Piero della Francesca, dopo il suo esordio a Firenze collaborando con Domenico Veneziano, non operò più nella città fiorentina, ma in altri centri, soprattutto Urbino, ma anche Ferrara, Arezzo, Roma e Perugia. Antonello da Messina, dopo il suo apprendistato svolto a Napoli, si portò nelle Fiandre, e quindi a Venezia, portando notevoli impulsi al rinnovamento artistico della città lagunare, prima di far ritorno in Sicilia.
Molti artisti vennero chiamati ad operare a Roma. La città eterna, dopo il periodo dell’esilio avignonese del papato (1305-1377), necessitava di notevoli opere di rinnovamento urbano ed edilizio. La stessa residenza papale, che era in San Giovanni in Laterano, era semidistrutta da incendi e incuria. Il papa fu costretto a trasferire la sua residenza nel borgo di San Pietro che, da questo momento, divenne il centro politico e religioso della città e della cristianità intera. Furono necessari nuovi ed intensi lavori di rinnovamento urbano e la stessa basilica costantiniana di San Pietro venne sacrificata, nei primi anni del XVI secolo, per far posto all’attuale basilica. Molti furono gli artisti, oltre gli architetti, coinvolti. Il Beato Angelico fu chiamato una prima volta, nel 1446, da papa Eugenio IV per affrescare una cappella in Vaticano, e una seconda volta da papa Niccolò V, nel 1448, per affrescare la Cappella Niccolina. Quando, alcuni anni dopo, papa Sisto IV realizzò la nuova Cappella Sistina (1481), furono sempre artisti fiorentini ed umbri a intervenire per la decorazione pittorica: Pietro Perugino, Sandro Botticelli, il Pinturicchio, Cosimo Rosselli, Domenico Ghirlandaio, Luca Signorelli.
Il ruolo di Roma, quale centro artistico, crebbe sempre più, per divenire nel corso del Cinquecento la capitale incontrastata dell’arte italiana. Ruolo che le fu in qualche modo conteso da Venezia, dove, tra fine Quattrocento e inizi Cinquecento si sviluppò una scuola pittorica di straordinaria importanza. Ma nel corso del Quattrocento fu sempre Firenze la città nella quale si svilupparono le maggiori personalità artistiche, anche grazie al mecenatismo di Lorenzo de’ Medici (non a caso chiamato Lorenzo il Magnifico), alla cui corte si incontrarono e si formarono le maggiori personalità artistiche del Rinascimento italiano.

http://www.ilmantegna.it/palazzo_ducale_mantova_im_25005.htm
Palazzo Ducale Mantova
http://www.ilmantegna.it/palazzo_ducale_mantova_2_im_25006.htm
Palazzo Ducale Mantova 2






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Mantegna e gli artisti di corte
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Mantegna e gli artisti di corte:Nel corso del Quattrocento la figura dell’artista assunse sempre più quella dell’intellettuale.

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